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violenza sessuale e doppio stigma

Un ragazzo transgender vittima di abusi sessuali, ci racconta come ha affrontato le violenze dovendo fare i conti con il doppio stigma della vittima e dell’omosessualità.

Mi chiamo Caden McDonald, ho sedici anni e sono un ragazzo trans. Sono sopravvissuto a degli abusi sessuali subiti da bambino. In quanto membro sia del movimento #MeToo sia della comunità LGBTQ+ mi ritrovo a vergognarmi della mia identità sotto più punti di vista. Sono un ragazzo bisessuale, trans e vittima di stupro che vive in una città semi conservatrice degli Stati Uniti. Ho vissuto e ho subito violenza sessuale nel Winsconsin, uno stato conosciuto per essere democratico e progressista, tuttavia è stato proprio lì dove ho subito la gran parte dei maltrattamenti. Sono cresciuto in una casa nel New Mexico in cui si usava la parola “gay” come insulto, e qualsiasi mio comportamento gay era da reprimere: era qualcosa che andava tenuto dentro per sempre. Mentre vivevo la mia vita da femmina, non potevo parlare delle cotte che mi ero presa per altre ragazze, o sarei stata giudicata severamente e disprezzata per i miei sentimenti.

Negli anni in cui questi commenti omofobi e transfobici mi trafiggevano, stavo subendo degli abusi sessuali. Per colpa del mio stupratore (e delle parole e delle azioni di cui si è servito per ferirmi) sono cresciuto pensando che il sesso fosse un peccato, reso più grave dal fatto di essere omosessuale e che qualunque rapporto sessuale volessi avere sarebbe stato un “abominio” secondo l’opinione di alcuni membri della mia famiglia, inclusa quella di chi abusava di me. Nonostante mia madre sia diventata più tollerante verso la comunità LGBTQ+ (e grazie al cielo!), è stato difficile ricordare a me stesso che non sono una brutta persona né una persona deviata a causa del mio orientamento sessuale e dei miei desideri sessuali futuri. Adesso che sono più maturo, inizio a capire che dovrei accettarmi ed essere fiero di quello che sono. Nessuno dovrebbe nascondere la propria identità per poter stare al sicuro.

Nonostante il fatto che la tolleranza per l’omosessualità e per le persone transgender stia rapidamente crescendo in questi ultimi anni, moltǝ ragazzǝ LGBTQ+ vivono ancora in ambienti intolleranti e sono oggetto di scherno per la loro identità. Un mito comune, diffuso specialmente fra ragazze e ragazzi in età scolare, è che non si può essere aggreditǝ da qualcuno del tuo stesso sesso, specialmente se la vittima in questione è gay. “Ti deve essere piaciuto! Non hai detto che ti piacciono le ragazze/ i ragazzi? Questa non è mica una violenza!” Una volta mi hanno detto che una donna in una relazione saffica non poteva aggredire sessualmente la sua compagna, proprio perché donna. Ma in realtà chiunque può perpetrare abusi sessuali o esserne vittima, al di là del genere e dell’orientamento. Ignorando questo fatto, un numero sempre più alto di ragazzǝ e adulti LGBTQ+ nascondono le violenze subite per paura di essere accusatǝ di mentire o di aver provato piacere, reprimendo così ancora di più la loro identità e il loro dolore.

Il movimento #MeToo ha aiutato i sopravvissuti di violenza sessuale a ergersi in solidarietà, dimostrando al mondo di essere forti e di non provare vergogna per l’etichetta di vittima. Visto che giugno è il mese del Pride ho pensato che fosse un buon momento per dire a tutte le persone LGBTQ+ che hanno subito violenza sessuale che non siete solǝ.  So che a volte la vostra identità vi può sembrare un difetto o uno sbaglio ma credetemi: “Non c’è nulla che non va in voi. C’è molto che non va nel mondo in cui vivete”. Un giorno riuscirete a vivere, liberǝ dalle paure, come la persona che siete, sia che ciò voglia dire essere in grado di iniziare la transizione sia che voglia dire finalmente iniziare a frequentare quel ragazzo che vi piace da sempre. Fa tutto parte della vostra identità: rivendicatela con orgoglio!

Questo articolo è stato scritto da Caden McDonald e pubblicato sul blog Sexual Assault Youth Support Network potete leggere l’originale in inglese qui.

Traduzione a cura di: <a href="https://www.ilfemminismotradotto.it/author/erica/" target="_self">Erica Francia</a>

Traduzione a cura di: Erica Francia

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