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la bambola gender neutral

I giocattoli gender neutral riusciranno davvero a sovvertire gli stereotipi di genere?

Da un paio d’anni, i genitori che vogliono crescere i propri figli slegandosi dalle limitazioni create dal sistema di genere binario hanno a disposizione il gioco perfetto: la bambola gender-neutral.

Nel settembre del 2019, la Mattel aveva annunciato una linea di bambole gender-neutral, cioè non identificabili né nel genere maschile né in quello femminile. Accompagnate da una vasta serie di accessori tra cui scegliere, queste bambole possono sfoggiare diverse lunghezze di capelli e indossare abiti dagli stili più svariati.

È tuttavia possibile che una bambola o la sempre crescente lista di giochi gender-neutral possa cambiare il modo in cui concepiamo il genere?

La Mattel ha dichiarato che la sua scelta arriva in risposta ai risultati di alcune ricerche, nelle quali viene riportato che «i bambini non vogliono che i loro giochi siano condizionati da norme di genere». Studi recenti rivelano che il 24% degli adolescenti americani ha un orientamento sessuale o un’identità di genere – come ad esempio bisessuale o non binario – che non si conforma a quelli tradizionali, perciò la decisione ha senso a livello di marketing.

Come psicologa dello sviluppo che studia la socializzazione di genere e sessuale, posso dire che questa scelta ha senso anche a livello scientifico. Il genere è un’identità che non si basa sul sesso biologico, perciò credo sia una buona notizia sapere che ci siano bambole capaci di riflettere il modo in cui i bambini vedono se stessi.

Purtroppo però una bambola da sola non può stravolgere decadi di socializzazione che ci hanno portato a credere che i bambini vestono di blu, hanno i capelli corti e giocano con le macchinine; mentre le bambine adorano il rosa, hanno i capelli lunghi e giocano con le bambole. Per essere più precisi, questo non cambierà quanto viene insegnato ai bambini sulla mascolinità e sulla femminilità, considerando la prima come positiva e la seconda come qualcosa di inferiore. Tale visione, come dimostra la mia ricerca, è associata alla violenza sessuale.

Rosa per le femminucce e blu per i maschietti

Negli Stati Uniti, i giochi si conformano in modo netto ed evidente al binarismo di genere. Quelli indirizzati ai maschi prevedono che il bambino agisca in modo attivo, sono più aggressivi ed emozionanti. I giochi per le femmine, d’altro canto, sono rosa ed enfatizzano la passività, la bellezza e la maternità.

Non è sempre stato così.

Attorno all’inizio del ventesimo secolo, i giochi erano raramente indirizzati a generi diversi. Negli anni quaranta i produttori si convinsero che le famiglie benestanti avrebbero comprato più volentieri vestiti, giochi nuovi e altri gadget se rivolti in modo diverso ai bambini e alle bambine. Così nacque l’idea del rosa per le femminucce e il blu per i maschietti.

Oggi negli Stati Uniti il marketing di genere nel settore dei giocattoli è molto forte. Camminando per qualsiasi reparto giochi, si capisce perfettamente quale sia il pubblico a cui è rivolto. Il reparto per le bambine è quasi esclusivamente rosa ed esibisce più che altro Barbie e principesse. Il reparto per i bambini è in gran parte blu e include macchinine e supereroi.

Abbattere il sistema binario

L’emergere della bambola gender-neutral è indicativo di come il binomio bambino-bambina stia cominciando a venire abbattuto, per lo meno per quanto riguarda le bambine.

In uno studio del 2017,  più di tre quarti degli intervistati hanno affermato che sarebbe buona pratica che i genitori incoraggiassero le bambine a giocare con giochi o a perseguire attività «associate con il genere opposto». La percentuale aumenta all’80% se si considerano le donne e i millenial.

Tuttavia, questa percentuale scende al 64%, quando si chiede se sia un bene che i maschi pratichino attività tradizionalmente associate alle bambine. La percentuale di uomini a supporto di questo approccio è ancora minore e cala ulteriormente se si considerano gli intervistati più anziani o conservatori.

Leggendo tra le righe si può desumere che i tratti normalmente associati agli uomini (come la forza, il coraggio e la leadership) vengono visti come positivi, mentre quelli tipicamente associati alle donne (come la vulnerabilità, le emozioni e il prendersi cura degli altri) sono considerati negativi. Perciò i bambini ricevono il messaggio che non è un bene voler assomigliare alle ragazze.

Molti giovani quindi imparano che per essere dei veri uomini non si debbano mostrare “tratti femminili”. Ciò che è peggio è che, quando questo accade, vengono puniti, mentre vengono spesso premiati quando mostrano tratti maschili come l’aggressività.

L’influenza sulle aspettative sessuali

Questo modo di socializzare strettamente legato al genere prosegue fino all’emergere della maturità e influenza le aspettative romantiche e sessuali degli uomini.

Per esempio, uno studio che ho condotto nel 2015 con tre colleghi esplorava il modo in cui i partecipanti sentivano che il loro genere influenzasse la loro esperienza sessuale. Circa il 45% delle donne ha affermato che si aspettava di sperimentare qualche sorta di violenza sessuale; mentre nessun uomo ha esternato questa paura e il 35% ha dichiarato di essere certo di provare piacere a ogni rapporto.

Questi risultati possono essere ricollegati al tipo di giochi con cui giochiamo. Una recente analisi dei set della Lego prova l’esistenza di questa dicotomia: quelli dedicati ai maschi sottolineano la capacità di costruire e la possibilità di sperimentare le cosiddette professioni qualificate; mentre quelli per le femmine istruiscono a occuparsi degli altri, a socializzare ed essere belle. Perciò per tutta l’infanzia alle bambine viene insegnato che è importante ricercare la bellezza e  prendersi cura di un’altra persona. Mentre giocano con le principesse e si truccano, imparano quindi a essere passive e ricercare la bellezza. I bambini, invece, imparano ad avere ciò che vogliono e vengono incoraggiati a essere più attivi o addirittura aggressivi giocando con macchinine, pistole giocattolo e action figures, che enfatizzano azioni come costruire, combattere e dominare.

Il risultato è la creazione di un doppio standard sessuale, nel quale gli uomini sono potenti protagonisti, mentre alle donne tocca un ruolo subordinato. Anche nel caso di violenza sessuale, le ricerche mostrano che le persone incolperanno più facilmente una donna vittima di violenza se le sue azioni si allontanano dal suo tradizionale ruolo di genere, come ad esempio essere coinvolta in un rapporto extraconiugale, pratica più accettata negli uomini che nelle donne.

Uno studio del 2016 mostra che gli adolescenti maschi che si rivedono nel ruolo di genere tradizionale hanno più probabilità di praticare atti violenti, come lo stupro, l’abuso fisico e psicologico e lo stalking.

Insegnare la tolleranza di genere

La bambola gender-neutral di Mattel offre sicuramente un cambiamento da tempo necessario nei giochi per bambini che, così come gli adulti, hanno bisogno di imparare a essere più tolleranti nei confronti di chi esprime il proprio genere in modo differente. I maschi, in particolare, hanno bisogno di essere aiutati ad apprezzare e a mettere in pratica alcuni di quei tratti tradizionalmente femminili, come comunicare le proprie emozioni e prendersi cura degli altri, qualità richieste in ogni relazione sana.

La neutralità di genere rappresenta l’assenza del genere non necessariamente la tolleranza di altre espressioni di genere. Se sottolineiamo solo quest’unico aspetto credo che la femminilità e chi la esprime rimarranno sempre svalutate.

Perciò considerate di fare qualcosa che non si conformi al sistema di genere binario con i vostri figli, come far vincere a una Barbie un campionato di wrestling o far indossare a Ken un tutù, incoraggiando anche i maschi a partecipare.

L’autrice di questo articolo è Megan K. Maas, una professoressa di Sviluppo umano e Studi familiari alla Michighan State University. Questo articolo è stato pubblicato su The Conversation e lo potete trovare in lingua originale qui.

Traduzione a cura di: <a href="https://www.ilfemminismotradotto.it/author/valentina/" target="_self">Valentina Pesci</a>

Traduzione a cura di: Valentina Pesci

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