Il progetto

Che cosa facciamo?

Questo progetto nasce dalla volontà di far conoscere in Italia tematiche che spesso non vengono trattate dai media o vengono trattate solo marginalmente. Gli articoli che traduciamo trattano tutti di femminismo intersezionale, termine creato nel 1989 dalla professoressa Kimberlé Creshaw per descrivere come diverse forme di discriminazione possano convivere ed esacerbarsi fra loro.

Il femminismo intersezionale non si interessa solo alla discriminazione di genere che subiscono le donne, ma a tutte le discriminazioni in cui incorrono: omofobia, bifobia, razzismo, classismo, transfobia, abilismo ecc. in quanto tutte operano simultaneamente e fanno parte dello stesso sistema ideologico.

Questo sito vuole quindi essere un’opportunità per conoscere storie di persone che sono lontane dalla realtà italiana e di cui non si sente spesso parlare, ma speriamo che raccontandole possano diventare più vicine.

Dopo tutto è questo che fa la traduzione: avvicina mondi lontani.

L’uso inclusivo della lingua

Per la traduzione dei nostri articoli abbiamo deciso di usare il linguaggio inclusivo. Tutte noi veniamo da un percorso accademico in lingue e abbiamo fatto studi anche in linguistica oltre che in traduzione: sappiamo quindi che le parole hanno un peso e che possono influenzare le nostre percezioni. Per questo motivo abbiamo cercato di eliminare ogni uso di tipo sessista dalla nostra lingua e abbiamo deciso di adottare un linguaggio il più possibile inclusivo. Questo significa che ogni volta che l’uso del maschile sovraesteso va a rinforzare uno stereotipo, a cancellare la presenza femminile o quella delle persone non-binarie, useremo la schwa /ə/.

Abbiamo deciso di adottare questo tipo di simbolo per superare il binarismo dell’italiano perché è quello che via via si sta più affermando nell’uso inclusivo della lingua e, a differenza di altri simboli, come l’asterisco o il trattino basso, si può pronunciare: è infatti una vocale media diffusa nei dialetti meridionali italiani oltre che in altre lingue come l’inglese.

Per maggiori informazioni sulla storia della schwa, su come pronunciarla e sul perché sembra essere una buona soluzione rimandiamo a questo articolo della sociolinguista Vera Gheno.

Sostieni il progetto

Se vuoi sostenere il nostro lavoro puoi offrirci un caffè su Ko-Fi.

Share This