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AUTORITARISMO E ANSIA SESSUALE

Gli stati autoritari promuovono una propaganda basata al contempo sulla paura e sull’ipersessualizzazione del nemico.

La gerarchia di potere basata sulle strutture dell’identità sessuale e della mascolinità forma le fondamenta delle politiche autoritarie contemporanee. L’autoritarismo non è importante solo per indagare l’orientamento politico delle persone ma influenza anche la sfera personale: relazioni romantiche, stile di vita, percezione dell’eteronormatività e così via. In un tempo in cui l’autoritarismo sta guadagnando sempre più terreno, l’ordine totalitario basato sull’accentramento del potere e sulla sottrazione delle libertà personali ha destato preoccupazione a livello globale, specialmente per le donne e le minoranze che continuano ad essere fra le prime vittime dell’oppressione e della repressione dello Stato.

Lo stato autoritario si basa sull’intersezione fra l’entità statale e il modello tradizionale di famiglia patriarcale, in cui i ruoli di genere sono chiaramente definiti. Lo Stato autoritario non si limita a istruire le persone su ciò che possono fare e su ciò che non possono fare, ma promuove anche una propaganda di suprematismo basata sulla paura del meticciato e della conseguente corruzione della purezza nazionale.  Solitamente gli strumenti di questo tipo di propaganda sono la sessualizzazione della paura dell’Altro e la riscrittura della storia.

Dibyesh Anand in Hindu Nationalism in India and the Politics of Fear (Il nazionalismo indù in India e la politica della paura) descrive l’Hindutva come una forma di nazionalismo schizofrenico. Con il termine Hindutva ci si riferisce a un’ideologia induista di estrema destra portata alla ribalta dal partito Bharatiya Janata Party (BJP) che è attualmente al potere in India. Dibyesh Anand nel suo libro analizza come la propaganda nazionalista non si preoccupi solo di ritrarre l’Islam come una minaccia interna, facendo leva sulla paura, ma di come questo meccanismo si verifichi anche in termini di attrazione. Nell’immaginario indiano l’uomo mussulmano è ipersessualizzato e onnipresente, ed è proprio questo che legittima le politiche reazionarie.

Militanti di estrema destra hanno dichiarato che gli uomini mussulmani sono predatori sessuali. Questo tipo di dichiarazioni hanno guadagnato popolarità negli ultimi anni grazie ai discorsi ignobili fatti dai capigruppo del BJP.  Durante la campagna elettorale del 2020, diverse figure di spicco del BJP hanno rivolto parole di fuoco alle donne mussulmane che hanno preso parte alla protesta di Shaheen Bagh, etichettando gli uomini mussulmani presenti come potenziali assassini e stupratori.

Protesta di Shaheen Bagh, 15 gennaio 2020

Il continuo ricorso a discorsi provocatori e spregevoli non è spontaneo ma fa parte di un ben architettato tentativo di alienare dalla società indiana la minoranza mussulmana. In un articolo pubblicato nel 1970 The “Black Horror on the Rhine”: Race as a Factor in Post-World War I Diplomacy (Il “terrore nero sul Reno”: il fattore della razza nella diplomazia del primo dopoguerra) lo storico Keith Nelson documenta l’isteria di massa che colpì la Germania riguardo la presenza di soldati africani durante l’occupazione francese della Renania nel 1919. La propaganda tedesca sui supposti stupri di massa ai danni di donne tedesche perpetrati dai soldati africani dell’esercito francese fu diffusa il più possibile in tutto il Paese. Il governo tedesco promosse fantasie razziali di stupri di massa di donne bianche da parte di uomini neri come mezzo per combattere l’occupazione francese. Questo tipo di propaganda si è rivelata di successo anche negli Stati Uniti.

La politica autoritaria si basa sull’ansia e la diffonde: le vittime principali sono gli uomini, in quanto il loro ruolo tradizionale è quello di proteggere la cultura e il clan; è in loro che si crea la paura che la propria famiglia sia sotto attacco da chi ne rifiuta le strutture e le tradizioni. Di nuovo, l’arma usata è quella della politica sessuale.

I nazionalisti indù hanno sempre evocato lo spettro della “Jihad dell’amore” secondo cui gli uomini mussulmani prenderebbero di mira le donne indù con l’intento di convertirle all’Islam seducendole, sposandole o addirittura rapendole. È ormai un dato di fatto che le unioni interreligiose abbiano, non solo sfidato le norme e le prassi del fondamentalismo religioso, ma anche fatto perdere credibilità alle politiche identitarie presenti nelle comunità locali, che sono poi la genesi di qualsiasi controllo autoritario. Al fine di mantenere l’autoritarismo e il profondo substrato patriarcale che lo accompagna, i seguaci dell’Hindutva hanno creato la narrazione comune della jihad dell’amore che, secondo loro, rappresenta la più grande minaccia all’identità indù. Recentemente, questo mito e le violente campagne condotte contro le relazioni romantiche hanno preso la forma di una legge che criminalizza i matrimoni interreligiosi. Questo nuovo decreto mina profondamente la libertà di scelta delle donne in materia di amore e matrimonio, e allo stesso tempo criminalizza tutti gli uomini mussulmani. Attualmente quattro regioni a maggioranza BJP hanno recepito il testo di legge: Uttar Pradesh, Madhya Pradesh, Haryana e Karnataka.

Questa teoria del complotto ha dei punti in comune con la propaganda antisemita nazista e con l’islamofobia di stampo euroamericano. Inoltre, si sottolinea il fatto che le donne sono proprietà degli uomini e la purezza di queste ultime viene definita come un equivalente della conquista territoriale e di conseguenza necessita controllo e protezione.

Uno dei temi che riscuotono più malcontento è quello della bigamia e della poligamia, che venogno percepite come un regalo fatto agli uomini mussulmani, a fronte dell’imposizione della monogamia per gli uomini indù. Tutto ciò viene proiettato nel discorso pubblico come una preoccupazione per il destino delle povere donne mussulmane, che devono essere liberate dalle loro barbariche leggi attraverso l’implementazione dello Uniform Civil Code. Attualmente in India molte comunità vivono secondo i dettami della propria religione; lo Uniform CIvil Code è una proposta di legge che vorrebbe porre fine a tutto ciò uniformando agli occhi dello Stato i cittadini (e anche alcune pratiche come il matrimonio).
Flavia Agnes, un’accademica che si occupa di studi di genere in India, ha confutato questa teoria e ha dichiarato che rendere illegale la poligamia o introdurre l’UCC non rappresenterebbe una soluzione efficace, com’è evidenziato dal fatto che la bigamia sia prevalente anche nelle comunità induiste. Se si paragonano la situazione della donna indù a quella mussulmana in un matrimonio bigamo, sono le donne mussulmane ad avere migliori condizioni di vita rispetto alle loro controparti in quanto aventi diritto al mantenimento, alla casa, alla dignità e a un pari trattamento. La seconda moglie indù non solo è sprovvista dei suoi diritti, ma è anche priva dello status di moglie e umiliata in quanto amante.

La politica dell’ansia sessuale costituisce una seria minaccia per la parità di genere. Quando si attuano politiche incentrate sulla mascolinità e sulla paura sono le donne a subirne le conseguenze peggiori. L’espressione dell’identità di genere e delle preferenze sessuali devono essere considerate un esercizio di libertà e non devono venire strumentalizzate dalla politica. Una presenza marcata di ansia sessuale nel discorso pubblico è un forte segno di erosione della democrazia a favore di forme di governo più autoritarie. 

Questo articolo è stato pubblicato originariamente su Feminism In India e trovate la versione originale qui. L’autrice, Chanda Rani, è una ricercatrice e si occupa di studi di genere e diritti delle minoranze.

Traduzione a cura di: <a href="https://www.ilfemminismotradotto.it/author/erica/" target="_self">Erica Francia</a>

Traduzione a cura di: Erica Francia

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